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IL MIO PRIMO TRIATHLON MEDIO
 
Accarezzavo l’idea del Triathlon da qualche anno ormai, ma l’idea di salire in sella ad una bici da corsa, tanto più con quelle spaventose scarpette agganciate, proprio non mi attraeva… dopo tanti tentennamenti, l’ho ricevuta in regalo per Natale 2016: da lì è cominciata la mia nuova avventura.
 
Il 2017 è stato un anno emozionante: dal primo Duathlon sprint a Lecco (ancora con i pedali “normali” e solo un centinaio di km di bici nelle gambe), al Duathlon Sprint del Torrazzo (dove ho fatto la mia prima e finora unica caduta in bici da “sgancio a sinistra e perdo l’equilibrio a destra". Da ferma, ovviamente!), al primo Triathlon Sprint ad Andora (dove ho lottato con la drago-muta che voleva soffocarmi), al DJ TRI Sprint (primo podio di categoria al 3° posto) e via via altri Sprint e qualche altro podio di categoria, solitamente per lo scarso numero di partecipanti mie coetanee, fino a culminare a metà settembre con l’Olimpico di Peschiera e il relativo pianto di soddisfazione al traguardo per un 2:58 che mi auguravo ma stentavo a ritenere possibile.
 
La stagione è andata poi scemando e concludendosi con i Duathlon autunnali, sempre in compagnia goliardica e affettuosa degli Happy amici.
Così è arrivato il momento di tirare qualche somma: il Triathlon mi piace moltissimo
Ne apprezzo la varietà mai noiosa sia degli allenamenti sia delle gare; mi piace tantissimo l’atmosfera degli eventi e il fatto che la partenza a batterie e i percorsi spesso multi-lap mi consentono di vivere la competizione di tutti, incrociando dalle mie retrovie i Top con i loro meravigliosi gesti atletici e spesso anche molti altri miei amici in gara ai quali non posso far certo mancare un urlo o un “five” di incoraggiamento. 
 
D’altro lato devo anche ammettere che sono una Triathleta mediocre
Sono piuttosto lenta nel nuoto con una tecnica a mala pena discreta da autodidatta balneare,
una neofita in bici con scarso allenamento in salita (più che altro perché sono una “Ragazza delle Pianure” e per trovare dislivelli mi tocca andare in trasferta) e l’unico punto di forza che ho, ed è tutto dire, è l’esperienza di running, dove ho una tecnica inguardabile e non sono un gran che veloce, ma ho confidenza in quel che faccio ed un'esperienza ormai quasi decennale sulle mie capacità e reazioni fisiche. 
Volendo trovare l’aspetto positivo… le mie gare sono sempre in rimonta!   :-D
 
Tutto ciò premesso, mi sono messa ancor più sotto con allenamenti, corso di nuoto, tabelle (che allenare tre discipline e ancora più un casino) e… ambizioni.
La frequentazione dei miei Happy amici è pericolosa!
Mi inducono tutti a credere che ce la possa fare e da lì a mirare a traguardi sempre più impegnativi è un attimo!
Nuovo obiettivo per il 2018 quindi il Triathlon Medio: canonicamente 1900m. di nuoto, 90km. di bici (spesso con dislivelli importanti) e per finire in bellezza, una Mezza maratona (21km di corsa).
 
Guardo con molto interesse al Mezzo IronMan di Pescara fino a che scopro che per impegni familiari le prime due settimane di giugno non potrò partecipare a gare…. analizzo quindi tutti i calendari e alla fine decido la più valida alternativa: il Medio di Candia, che ha anche l’ulteriore attrattiva, a detta di quelli che ne sanno, di essere “facile”.
 
Mi alleno, mi alleno e mi alleno con l'obiettivo principale di essere FINISHER. 
Se possibile, in un tempo ragionevole. 
E viva. 
 
La settimana pre-gara è funestata da previsioni meteo di pioggia continua per tutta la giornata di domenica. Anche la starting list non è rassicurante: le donne iscritte sono tutte con buoni ranking se non ottimi… quanto distacco mi daranno? Speriamo che aspettino anche gli ultimi! 
Fortunatamente non viene indicato un tempo limite, se non 5 ore tra nuoto e bike e lì dovrei farcela tranquillamente.
 
La mattina della gara levataccia alle 6 nonostante l’albergo sia vicino, robusta colazione e poi di volata a posizionare bici e ammennicoli vari in Zona Cambio… con lo speaker che continua a farci fretta e mette una pressione alquanto ansiogena!  
Già che mi do della cretina per essermi scordata il Garmin da indossare al polso! …. vabbè, sarà stato Freudiano.
Solito tormento ad indossare la muta (ma la buona notizia è che l’acqua del lago è tiepida) e mi presento alla griglia di partenza che praticamente sono già stanca morta.
Siamo solo 26 donne a competere nel Medio, alcune già incrociate in gare precedenti e le “top” che già solo a guardarle capisci che sono di un altro pianeta.
 
1ª frazione - 1900m di nuoto
 
Entrata dal moletto e nel giro di pochissimo…. partenza.  
L’acqua è come promesso a temperatura ideale e come previsto di nessuna attrattiva né trasparenza; le boe sono…. piccole e lontane! 
Sarà dura mantenere la rotta, quindi cerco di prendere dei riferimenti anche sulle collinette all’orizzonte con la speranza di non allungare troppo. 
Purtroppo le batterie successive (dai Top uomini a tutti gli age groups oltre ai partecipanti all'Olimpico) hanno una partenza ritardata di soli 2 minuti rispetto alla nostra batteria donne, quindi nel giro di poco mi ritrovo la prima ondata di nuotatori Pro (ma come fanno ad andare così veloci?) che trasformano per qualche minuto le mie acque tranquille in una frenetica tonnara… fortuna che ci mettono poco a superarmi, vista la differenza di ritmo, anche se di lì a non molto mi raggiungono le varie batterie successive. 

Mi domando se questo mi agevoli o no.
Resto nel dubbio perché non saprei se il disagio di trovarmi stile "Dory sopravanzata ripetutamente da branchi di squali" possa venire compensato dalla minima corrente che creano e che in qualche modo mi ha tracciato la via fino al traguardo.
 
Mi concentro su tutte le correzioni ricevute nel tempo al mio stile (alza il gomito, entra decisa, prendi acqua!) e bracciata dopo bracciata, “lenta ma implacabile” giro la prima boa, poi la seconda e finalmente vedo l'arrivo.
 
T1
 
Ringrazio l’energumeno che letteralmente mi solleva di peso per l’uscita dall’acqua e trotterello al solito un pò frastornata verso la Zona Cambio, cercando di togliermi gli occhialini, cominciare a sfilare la parte superiore della muta e di ragionare su quel che devo fare. 
Cavolo 'sto Triathlon è pieno di regole che quando sei lucida ti sembrano facili, ma poi quando sei lì… c’è sempre un Giudice di Gara che ti ricorda che hai fatto qualcosa che non va!
 
Raggiunta la mia postazione 96 (è già un risultato averla trovata al primo colpo!) la muta decide che mi si è molto affezionata e oppone resistenza a lasciarmi…. cerco di farla ragionare, tira, molla, sfila e impreca e alla fine il divorzio è ratificato. 
Indosso il casco, il pettorale, infilo un non tanto consenziente giubbino antivento, i calzini (che come si fa a pedalare oltre 80km senza?), le scarpette da bici e via…. d’accordo che ho imparato a spingere la bici dalla sella ma certo l’handicap della passatoia un pò arruffata appoggiata sul terreno irregolare ed erboso non mi è particolarmente simpatico. 
Comunque arrivo alla linea di monta e con la mia solita agilità da ippopotamo salgo in sella, riesco perfino ad agganciare al primo colpo e via….. 
 
2ª frazione - 81km Bici
 
Il computer. Devo far partire il computer della bici, almeno quello, visto che non ho il Garmin da polso!  Dopo qualche difficoltà ci riesco.  Evviva.
Bevo un pò anche se non ne sento la necessità e dopo non molto addento una barretta che mi terrà compagnia per un pò di chilometri. 
Non è facile per me ansimare e mangiare contemporaneamente! Poi devo anche bere!
 
Dopo non molto mi passa un’altra donna dal pettorale rosso (= Triathlon Medio. Quello blu per gli “Olimpici”). 
Si vede che non sono uscita proprio ultima dall’acqua, ma certo in bici mi darà un bel distacco perché nel giro di poco non la vedo neanche più all’orizzonte. Che grinta, brava!
 
Affronto il primo dei due giri da 40km previsti con un pò di timorosa cautela (un conto è vedere un percorso disegnato, con tanto di altimetria, un conto è pedalarlo) e in allegra compagnia di tanti uomini e alcune donne dell’Olimpico che mi sorpassano a ritmi ben più vorticosi del mio. 
 
Tanto lo so che non c’è storia, quindi mi godo il saluto e l’incitamento di qualcuno che ha voglia e fiato di farmeli. 
Soprattutto i partecipanti all’Olimpico sono molto generosi verso una donna pedalante nel Medio, per quanto ultima. Davvero grazie, voi non lo sapete ma la vostra stima mi aiuta molto!
 
Un pò di vento e i continui saliscendi spezzagambe (oltre a qualche sadico strappetto) mi mettono alla prova, ma sento di potercela fare.
Apprezzo qualche scorcio panoramico e benedico la pioggia che non sta cadendo nonostante le infauste previsioni… speriamo che duri!
 
Finito il primo giro mi sento rincuorata: nonostante la stanchezza che si sta accumulando, non ho trovato delle difficoltà tali da farmi pensare che al secondo giro potrei “impiantarmi”… quindi mi avvio a ripetere questo anello ormai in scarsissima compagnia (sono quasi tutti davanti a me o già arrivati) se non quella della seconda barretta che sbocconcello pian piano tra una bevuta e l’altra.
 
Ritrovo e saluto definitivamente i Volontari che ho già ringraziato al primo giro... "potete andare a casa!"
Il computer mi aggiorna in continuo sui miei sforzi e la distanza percorsa e cerco di fare anche qualche conto per prevedere quanto ci metterò. 
Mi compiaccio nel notare che sto mantenendo al secondo giro più o meno lo stesso ritmo del primo… il mio soprannome di “monomarcia” mai mi sembra più azzeccato. 
Cambia lo sport, non sono mai veloce, ma come pacer ho pochi rivali!  ;-)
Dopo l’ultima discesona finalmente raggiungo il bivio che mi riporta verso la Zona Cambio. 
Bene, fatta anche questa!
 
T2
 
Certo arrivare in Zona Cambio per ultimi o quasi è sempre un pò una tristezza… c’è già aria di disarmo e tu invece devi ancora cominciare l'ultima frazione Run… chiedo a qualche atleta già docciato e cambiato che si avvia probabilmente verso casa dove debba andare (che non è che mi sia così chiaro...avranno già tolto anche i cartelli?) e sempre a passo di paperotta e spingendo la mia bici arrivo nuovamente alla mia postazione 96. 
Se ancora ci fossero dubbi, tutte le supertecniche bici appese in bella mostra sulle rastrelliere confermano che almeno tra le donne sono proprio l’ultima, mi godo lo spettacolo e sorrido: almeno sul percorso della corsa, essendo di 4 giri, troverò nuovamente compagnia.
 
3ª frazione - 19km corsa
 
E infatti così è: tra gli spettatori riconosco Mario e Robi che mi stanno incitando, loro hanno partecipato all’Olimpico. 
Subito all’inizio della corsa incrocio il nostro TRI-coach Giò che sta concludendo il suo terzo giro (beato lui, e con che passo, nonostante si lamenti di un dolore alla coscia!). 
Poco dopo arriva anche Gianca, non so a che giro sia ma è sempre un’esplosione di positività ed allegria e non manca di lanciarmi qualche battuta. 
Sono tutti contenti di vedermi arrivata fin lì e io ancora più felice di vedere loro.
Con piacere saluto anche Michela Santini che immagino al comando della gara femminile e altri visi di atlete e atleti conosciuti se non amici. 
Impossibile capire a che punto siano della loro gara, visto il percorso multi-lap, ma ovviamente lo scoprirò mano a mano che li ritroverò (oppure no) ai giri successivi.
 
E’ il momento di fare un altro punto della situazione
Intanto il percorso: è quasi tutto sterrato, con un pò di ciottoli, pozzanghere e vari su e giù che, anche se non impegnativi in sé, prevedo mi sembreranno sempre più ripidi ad ognuno dei quattro giri in cui li ritroverò.
Le mie gambe sono abbastanza a posto: passato il primo momento di rigidità scendendo dalla bici, già corricchiando verso la Zona Cambio i muscoli si sono un pò sciolti e ora che devono cambiare sforzo cominciando a correre le sento un pò stanche ma pronte alla battaglia. Faccio un check generale e non posso lamentarmi del risultato: il lungo tempo in bici non mi ha lasciato collo, spalle e braccia troppo indolenzite, che bello. 
 
Ora il nemico maggiore che ho sono io: mi domando più volte se davvero ce la farò a correre per tutti quei chilometri e a che ritmo e comincio quasi ad aspettarmi il momento di cedimento in cui non mi resterà che mettermi a camminare. Allontano i pensieri negativi: "Non importa" mi rispondo "oramai anche solo corricchiando o camminando io questa gara la finisco!
 
Per il primo paio di giri non manca la compagnia: per quanto fossero più avanti di me in bici, 19km di corsa sono lunghi per tutti.
Constato con piacere di avere un passo discreto (ma senza il Garmin è ovviamente solo una sensazione), addirittura sorpasso vari uomini decisamente affaticati pensando… “facile per me che sono al primo giro, magari loro sono all’ultimo! Ne riparliamo più tardi”.
Lungo il percorso e ai ristori trovo i giovanissimi triathleti che al sabato hanno avuto la loro gara e mi distrae e fa molto piacere scambiare qualche battuta con loro: hanno l’età dei miei figli, chissà cosa penseranno di questa carampana che si è messa in testa di fare un Medio… e sorrido tra me e me.
 
Avanti e indietro, avanti e indietro… e due giri sono andati: sul percorso, ormai, sempre meno concorrenti. 
Nel frattempo ho superato un’atleta che conosco e quasi mi dispiace anche se, avendola incontrata in altre gare so che di corsa è ancora meno veloce di me, quindi mi consolo di non stare approfittando di una sua eventuale debacle. Chapeau comunque per lei che è categoria M5!
Avanti e indietro e un altro giro è alle mie spalle, insieme ad un’altra donna che ha un’andatura più lenta della mia.
Sono sorpresa di me stessa e della mia resistenza
So di essermi allenata molto e sotto una guida esperta per questa gara, ma mi rendo conto che non sto mollando, approfitto solo dei ristori dove bevo sempre un pò per fare qualche passo camminando, altrimenti continuo a correre e ad ogni passo mi rendo conto che il traguardo è più vicino.
Cerco di non pensarci troppo, perché l’emozione mi blocca la respirazione e ci mancherebbe.
 
Al mio ultimo giro siamo davvero in pochi ma incrocio di nuovo sul percorso, a questo punto dietro di me, le due triathlete che ho superato e un manipolo di uomini decisamente provati.
Cerco di incoraggiare tutti, “dai che la finiamo!”: vale per loro e vale anche per me. Ci sono quasi.
Giro l’ultimo angolo, i volontari mi regalano i loro complimenti e applausi… a me? 
Ma me lo merito?
 
Il traguardo
 
"Certo che me lo merito!" penso intanto che piango mentre passo il traguardo
Per la mia determinazione, per le tante, tantissime ore di allenamento in ogni condizione di tempo.
Per la stanchezza nonostante la quale ho comunque fatto fronte a tutti gli altri impegni della mia vita.
Consapevole di essere una privilegiata ad avere la salute e il tempo a disposizione per potermi allenare.
Grata a chi mi sta vicino e mi dona la propria fiducia nelle mie possibilità, costringendomi a crederci quando io stessa non ne sarei poi così convinta.
 
La volontaria che mi toglie la fascia dalla caviglia mi fa notare che non ho il chip … "come non ho il chip?”. 
Cioè, ditemi, vi pare possibile... io avrei fatto tutta la gara, tutta questa fatica, tutto questo tempo a lottare con i miei muscoli e la mia testa e non c’è niente che testimoni che l’ho fatto? 
E’ quasi incredibile, ma la delusione dura lo spazio di pochi attimi e immediatamente si trasforma in una risata “che cretina che sono!”.
Certo, perché il chip forse non ce l’ho, ma questa gara io ce l’ho dentro tutta, minuto per minuto. 
Mi ricordo ogni bracciata, ogni goccia di sudore e soprattutto le emozioni di tutti i tipi che ho provato.…. 
resterà comunque MIA.

(Roberta Lonati)
 
Epilogo
 
Ringrazio i Giudici di Gara che hanno registrato il mio arrivo manualmente: il tempo ufficiale è di 5:49:13
L’unico tempo parziale che ho (approssimativo) è quello della bici in 3:07.
Per maggiori dettagli, questo è il sito della gara: http://www.torinotriathlon.it/candia/


16/05/2018


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