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6 buoni motivi per partecipare all’IRONMAN 70.3 di DUBAI

 

Invece di annoiarvi con uno dei miei consueti “racconti da finisher”, questa volta ho deciso di spiegarvi perché dovreste considerare seriamente l’opportunità di partecipare alla prossima edizione di questa gara, che ho da poco concluso.

 

  1. Il periodo dell’anno in cui si svolge: gareggiare a Dubai vi darà l’opportunità di iniziare la stagione agonistica con 2-3 mesi di anticipo, visto che in Europa non si gareggia su queste distanze prima di fine aprile. La possibilità di prendere un aereo e andare in un paese caldo ci consente quindi di superare il corso delle stagioni e di vivere una stagione di gare praticamente “continua”. D’altro canto dovreste considerare che preparare bene un 70.3 che si svolge a inizio febbraio non è facile, perché i mesi precedenti in Italia sono particolarmente freddi e allenarsi bene non è sempre possibile, soprattutto in bici. 

 

  1. Una gara “piatta” e veloce: come potrete immaginare la frazione BIKE è praticamente piatta, con un dislivello complessivo di soli 220 metri, il che la rende particolarmente veloce. Personalmente sono riuscito a tenere una media finale di circa 33 km/h, mentre miei amici più abituati a “fare girare le gambe” hanno tenuto medie intorno ai 38 km/h. Il vincitore della gara di quest'anno, che vi svelerò in seguito, ha tenuto una media in bici di oltre 45 km/h. Anche la frazione RUN è veloce, si svolge sul lungomare di Jumeirah Beach su un percorso piatto con soli 30 metri di dislivello complessivo.

 

  1. Una location iconica: Dubai è un luogo raro a livello mondiale, le sue iconiche architetture catturano gli sguardi dei turisti e degli atleti. La sagoma a forma di vela del Burj Al-Arab, l’unico hotel 7 stelle del mondo, accompagna gli atleti durante la frazione di nuoto. Lungo il percorso in bici, gli atleti lasciano alle loro spalle la città e si avventurano verso le dune del deserto. Nei giorni precedenti la gara, merita sicuramente una visita anche il Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo (828 metri).

 

  1. Il clima mite: a inizio febbraio il clima a Dubai è paragonabile alla nostra tarda primavera, durante il giorno la temperatura arriva a 24-26 gradi. Quest’anno abbiamo nuotato con la muta, perché l’acqua del mare era ancora fresca. Purtroppo il mare era anche abbastanza mosso, per via del vento dei giorni precedenti. Nella frazione in bici non abbiamo patito il vento, che da queste parti può rappresentare un problema. Durante la corsa nessun problema, si è sentito un po’ il caldo verso la fine ma un po’ di acqua fresca sulla testa è bastata per tenere la temperatura sotto controllo.

 

  1. Un evento VIP: si tratta di un evento che catalizza la comunità dei triathleti di mezzo mondo. Quest’anno la gara è andata sold-out con un paio di mesi di anticipo. Tra i partecipanti di quest’anno c’è stato Alistair Brownlee, il campione olimpionico di triathlon del team Bahrain Endurance, che ha concluso al primo posto con uno strepitoso tempo finale di 3:35:30. La cerimonia delle premiazioni e il pasta party finale si svolgono nel lussuoso Jumeirah Beach Hotel. 

 

  1. Il ricco pacco gara: a Dubai i finisher sono gratificati con uno zaino molto capiente e bello, un cappellino e un piumino smanicato entrambi con logo IRONMAN. Niente a che vedere con i pacchi gara ridotti al “minimo sindacale” delle gare IRONMAN 70.3 Europee (di norma una piccola tracolla e una maglietta da finisher di fattezze economiche). Anche la medaglia finale è particolarmente bella.

 

Per completezza riporto alcuni aspetti che non mi sono piaciuti di questa gara: il percorso in bici si svolge lungo strade abbastanza trafficate, con una sola corsia riservata alla gara. Molti atleti sfruttano le scie, nonostante il regolamento lo vieti esplicitamente, grazie anche al fatto che i controlli non sono molto serrati.

 

Spero di avervi convinto a prendere in considerazione questa gara per i vostri programmi futuri. Io normalmente cerco di non ripetere la medesima gara più di una volta, ma in questo caso potrei decidere di fare un’eccezione in futuro, perché fare un IRONMAN 70.3 a Dubai è… troppo figo!

(Matteo Marzan)

 



17/02/2018


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